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lunedì 27 aprile 2009

B.A.T.

Qualche tempo fa mi hanno proposto un gioco...
Mi han passato una canzone (
Animals - Cocorosie) , mi han detto di ascoltarla, magari di chiudere gli occhi, e pensare a che immagini richiamava nella mia testa. Poi mi han detto di cercare di fotografare qualcosa di simile...
Un primo passo per aprire la mia finestra verso il mondo della fotografia.
Ci ho provato, e questo è il risultato...






...Sacra & Pura Follia!!!

mercoledì 11 marzo 2009

Oggi non si può dormire

Provo a dormire ma non riesco, ascolto musica... 

CONSIGLIATA: 
Obscured - Smashing Pumpkins


...Sacra & Pura Follia!!!

giovedì 11 dicembre 2008

La Ballata dell'Amore Cieco... omaggio

Un uomo onesto, un uomo probo, 
tralalalalla tralallaleru 
s'innamorò perdutamente 
d'una che non lo amava niente. 
Gli disse portami domani, 
tralalalalla tralallaleru 
gli disse portami domani 
il cuore di tua madre per i miei cani. 

Lui dalla madre andò e l'uccise, 
tralalalalla tralallaleru 
dal petto il cuore le strappò 
e dal suo amore ritornò. 

Non era il cuore, non era il cuore, 
tralalalalla tralallaleru 
non le bastava quell'orrore, 
voleva un'altra prova del suo cieco amore. 

Gli disse amor se mi vuoi bene, 
tralalalalla tralallaleru 
gli disse amor se mi vuoi bene, 
tagliati dei polsi le quattro vene. 

Le vene ai polsi lui si tagliò, 
tralalalalla tralallaleru 
e come il sangue ne sgorgò, 
correndo come un pazzo da lei tornò. 

Gli disse lei ridendo forte, 
tralalalalla tralallaleru 
gli disse lei ridendo forte, 
l'ultima tua prova sarà la morte. 

E mentre il sangue lento usciva, 
e ormai cambiava il suo colore, 
la vanità fredda gioiva, 
un uomo s'era ucciso per il suo amore. 

Fuori soffiava dolce il vento 
tralalalalla tralallaleru 
ma lei fu presa da sgomento, 
quando lo vide morir contento. 
Morir contento e innamorato, 
quando a lei niente era restato, 
non il suo amore, non il suo bene, 
ma solo il sangue secco delle sue vene. 

FABRIZIO DE ANDRE'


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...Sacra & Pura Follia!!!

lunedì 9 giugno 2008

Soffiava

Molly aprì gli occhi. Soffiava un vento strano fuori dalla finestra. La fitta lancinante nell'utero l'aveva svegliata di soprassalto. Era sdraiata per terra, mezzo nuda, con in mano un foglio tagliuzzato. Voltò la testa di fianco e vide un tagliacarte posato vicino al suo viso. Si alzò in piedi ancora stordita dalla notte precedente. Perchè quello stato confusionale era sicuramente una conseguenza della notte trascorsa al... Si guardò allo specchio. Era completamente sconvolta. Posò una mano sulla superficie fredda e liscia, cercò ti accarezzarsi il viso. Si osservò. All'improvviso cadde in avanti; le gambe persero quella poca forza che le restava e il suo volto volò dritto contro lo specchio, fracassandolo. Nuovamente distesa sul pavimento sentì il sangue uscirle dalla fronte. Si trascinò malamente fino al bagno alla ricerca di acqua ossigenata. Trovò il flacone, ma aveva così poche forze che lo rovesciò; litri di disinfettante fluirono attraverso le strisce perpendicolari delineate dalla trama del pavimento. Era sconvolta. Si appoggiò al lavabo e si guardò ancora allo specchio. "Dove hai dormito stanotte?" chiese alla ragazza che non riconosceva ma stava davanti a lei. Le labbra di Molly erano violacee, di un colore innaturale e malsano. Ancora una volta si sentì debole. Ancora una fitta, stavolta accompagnata da una forte nausea e una gran voglia di rimettere tutto ciò che aveva in corpo. Si poggiò su un piano vicino a lei, poi cercò il water. In ginocchio senza più le forze per rialzarsi cominciò a vomitare. Più di una volta la testa quasi le cascò dentro l'acqua. Posò la mano sul mobile che stava alla sua destra alla ricerca di qualcosa per pulirsi il viso. Non trovò nulla di più adatto dell'ultima rivista comprata da suo padre. La faccia di Mr Baffo, uno di quei fenomeni da baraccone che ogni anno tentano di accrescere la loro popolarità con il guinnes dei primati, la guardava beffardo. Lo gettò nel water sperando che affogasse in mezzo a quel minestrone di sangue e vomito. Perchè era ridotta così. Puzzava come un adolescente, uno di quei ribelli che non ha capito nulla della vita e credono che la trasgressione sia insita nell'autodistruzione, o come un enorme formaggio lasciato a marcire. In quel momento si disprezzava. Sarebbe dovuta andare a scuola quella mattina, ma fortunatamente i suoi erano fuori. Cercò di riprendersi. Prese fiato e riportò quella sua carcassa umana nella sua stanza. Si distese sul letto senza curarsi del sangue che ancora le fluiva sulla fronte. Seppur aveva rimesso poco prima tutti i pasti del giorno precedente in quel momento sentiva la voglia di divorare qualsiasi cosa. Il sapore acre in bocca allontanò rapido il pensiero. Iniziò a rovistare tra i ricordi. Ricordava la telefonata del suo amico. L'aveva invitata ad una festa. Lei non voleva partecipare, ma lui doveva parlarle assolutamente. Doveva raccontarle qualcosa a proposito di una ragazza, diceva fosse una cosa urgente, e così l'aveva convinta. "Vieni come sei" le aveva detto; "Siamo tra di noi, i soliti amici, niente formalità". Guardò il suo pupazzo, Polly il pappagallo, e pian piano cominciò a ricordare, e con il ricordo giunsero le lacrime. Il pensiero le trafisse il cervello. Una ferita senza fine e senza nome si stava aprendo nella sua mente, come un aneurisma che ti perfora le tempie. Qualcosa che non avrebbe mai pensato di dover affrontare era ormai emerso dal fondo dei suoi ricordi. Lui era venuto a prenderla. Sorrideva. La portò in un locale che stava sotto un vecchio palazzone abbandonato, che spesso utilizzavano per organizzare rave e feste. La sala era stata allestita con una sorta di piano bar, dietro alla quale centinaia di bottiglie dominavano la parete. Altro che i soliti amici, la sala era piena di sconosciuti. Non ebbe però il tempo di pensarci troppo che già i primi bicchieri le venivano messi in mano. Piangeva al ricordo; piangeva e si dimenava. Si contorceva, portando le sue mani tra le gambe, quasi a proteggere qualcosa ormai perduto. Perso il conto dei bicchieri anche la sua testa diventava man mano più leggera, perdendosi nell'aria come il dirigibile Zeppelin lanciato nel suo primo volo. Beveva, e beveva ancora, senza ormai rendersi conto di aver perso qualcosa sulla via della razionalità. Parlava con tutti, forse parlava troppo, tanto che non fu difficile per nessuno capire che ormai non aveva più un briciolo di coscienza. Così lui la prese, e la portò alla macchina. "Tranquilli ci penso io a lei". Salirono sull'auto, e lui cominciò una folle corsa. Ma non andava verso casa. Questo lei lo capì, non sa come, ma aveva capito che non era la strada per casa sua. La campagna, lontana dagli occhi, lontana dai suoni della città, ecco la sua meta. Capiva, ma non reagì. Non poteva, i suoi sensi, incatenati dall'alchol, non erano capaci di opporsi. E quando la macchina si fermò non potè fare nulla. Un sospiro, poi le mani di lui le afferrano e strapparono il vestito. Stai lontano da me, gli avrebbe voluto urlare. Ma non ci riusciva. Gli artigli sudati si fecero sempre più aggressivi e violenti. Come aculei si piantavano sulla sua carne. Era incapace di opporre qualsiasi resistenza, eppure lui continua va a picchiarla. Riuscì a parlare, riuscì a pronunciare la frase più stupida che la sua bocca avrebbe mai potuto emettere "Ti prego, smettila di picchiarmi! Violentami! Ma non picchiarmi". E lui non perse un attimo di tempo. Come un'autentica scimmia sfogò tutti i suoi desideri più oscuri e repressi su di lei. Piangeva, e un conato di vomito le attraversò la gola. Fu solo il primo di una lunga serie. Il pensiero la stava uccidendo. Una macchia gigantesca si stava formando nella sua mente, una macchia indissolubile. Dopo un grande shock spesso si comincia a sragionare, e lei non perse un attimo di tempo. "Stupida, la colpa è tua". Come poteva essere stata tanto stupida. Se non avesse bevuto. Se non fosse andata alla festa. Se non si fosse ubriacata non sarebbe successo. Si sentiva cadere sempre più in basso. Che imbecille che era stata. Un milione di se, ma, forse, e dopotutto attraversarono le sue autostrade sinaptiche. Un altro conato, e un altro ancora. Pensieri illogici e sconnessi costruivano enormi castelli di carte nere nel suo cervello. Tutte scuse. Tutte scuse per giustificare la mostruosità di un comportamento. Tutte scuse per non doverlo accusare, in fondo era un suo amico. Tutte scuse per non correre il rischio di essere considerata debole. Vomitò ancora, e ancora si contorse. Pianse, riprese le forze e si alzò dal letto. Spaccò mezza camera. Pianse ancora, e ancora vomitò, e nuovamente spaccò. Gridò. Piangere, spaccare, gridare, vomitare. Tutto per scacciare un pensiero ormai indissolubile come una macchia di sangue su un vestito bianco. Certe cose non ci cancellano. Ci son volte in cui basta più una tazza calda di the Pennyroyal per scacciare il dispiacere. Ma Molly non lo capì. Non lo capì mai. Neanche il 5 aprile, quando si sparò un colpo in viso, aveva capito.


...Sacra & Pura Follia!!!

giovedì 8 maggio 2008

Matilde odiava i gatti

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"Matilde odiava il tanfo d'urina,
tipico dei gatti in calore.
Un giorno prese la pistola
dal cassetto e sparò.
Ne colpì uno grigio e lo vide
cadere a terra esanime.
Ma pose fine al proprio dramma
soltanto nel momento in cui
premette il grilletto contro se stessa."
Carmen Consoli

...Sacra & Pura Follia!!!

martedì 27 novembre 2007

Era urgente 2

Questa forse l'avrei voluta scrivere io... anzi... ne sono proprio sicuro!
E' una di quelle storie che mi sarebbe davvero piaciuto raccontare... ma qualcuno l'ha già fatto, e forse l'ha saputo fare anche meglio di me...

Direttamente dal MySpace di Giorgio Canali... 

"Era Urgente 2"


"Si ripeteva  dati inutili nella testa, il p.i.n. del suo bancomat, il numero di telefono del dentista, i kilometri che separano mercurio da urano, il numero di giorni passati ad aspettare che lei tornasse.... e intanto attraversava la strada, al semaforo, con l'omino verde che lo invitava - luminoso - a farlo, senza remore...  gesto naturale, incoraggiato dalle sue vaghe conoscenze in materia... mica serve la laurea per un passaggio pedonale...

Il codice fiscale di suo cugino.... le misure di miss italia '79... le reti segnate da Pierino Prati con la maglia del Milan... il numero di giorni passati ad aspettare che lei tornasse... 
Arrivò così, come una folata di bora, dalla sua sinistra, il tassista non frenò nemmeno.
Scaraventato a 15 metri e 17 centimetri dalla linea d'arresto, come testimoniò in seguito il verbale di polizia, continuò a ripetersi in testa dati inutili... la targa dell'auto di suo padre quando lui era al liceo... l'età di sua madre al momento del suo concepimento... il numero di giorni passati ad

aspettare che lei tornasse...
vedeva solo un pezzo di cielo, incorniciato dalle facce dei curiosi... uno di loro stava chiamando il 118, con un cellulare identico al suo....il codice personale per accedere alla segreteria telefonica da un  altro apparecchio...  il peso in libbre di Primo Carnera  prima del suo incontro vittorioso oltreoceano... il numero di giorni passati ad aspettare che lei tornasse...
"é urgente" diceva il tipo al telefono, agitando la mano libera come se gli stesse andando a fuoco e tentasse, così,  di spegnerla.
 Gli altri lo guardavano surgelati, incapaci di reagire, ipnotizzati dalla posizione così sparsa dei suoi arti sull'asfalto... l'ammontare in milioni di franchi dei danni causati dall'uragano Hugo nelle antille... il peso specifico del rame... il numero di giorni passati ad aspettare che lei tornasse...
Qualcuno suonava il clacson, qualcun altro bestemmiava i tassisti, altri ancora maledicevano i semafori troppo veloci a cambiare di colore... la percentuale di votanti al referendum istituzionale monarchia-repubblica del 2 giugno 1946... il tasso di probabilità che ci siano altre forme di vita evolute nel nostro universo.... il numero di giorni passati ad aspettare che lei tornasse...

L'ambulanza arrivò ululando.
Il tipo con il cellulare in una mano, indico con l'altra in direzione del corpo, scuotendo la testa:"ERA URGENTE.... fino a due minuti fa... ora non più"

buonanotte g."

Sacra & Pura Follia!!!

sabato 15 settembre 2007

Come una mosca

"Come una mosca alla finestra, non vedo via d'uscita..."

cit. Tre Allegri Ragazzi Morti 


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...Sacra & Pura Follia!!!


P.S.: Qualcuno di voi non si è accorto che il precedente intervento fosse un racconto di fantasia... non so se sentirmi lusingato per questo oppure no... buona serata a tutti!!!

lunedì 7 maggio 2007

Il Disertore

Disertare... e' una grande scelta, spesso difficile, a volte è il primo passo verso una strada ostica, impervia, piena di osacoli...

Disertare vuol dire prendere la propira decisione, scegliere la propria via alla faccia di chi vuole importi il proprio volere...
Si disertano il servizio militare, le chiamate alle armi... ma si può disertare uno sciopero, si può disertare da una grande manifestazione... si possono disertare le mode e gli atteggiamenti qualunquisti...
Disertare è saper scegliere con la propria testa... il disertore è colui che volta le spalle alla massa, colui che sa percorrere un sentirero tracciato da se stesso non dagli altri!
E allora imparate a disertare, disertate le scelte che gli altri hanno preso per voi... raccogliete i vostri pensieri e le vostre idee e scegliete il vostro cammino, che esso vada controcorrente o a favor di vento, l'importante è che la scelta sia la vostra... e basta!!!



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"In piena facoltà,
Egregio Presidente,
le scrivo la presente,
che spero leggerà.
La cartolina qui
mi dice terra terra
di andare a far la guerra
quest'altro lunedì.
Ma io non sono qui,
Egregio Presidente,
per ammazzar la gente
più o meno come me.
Io non ce l'ho con Lei,
sia detto per inciso,
ma sento che ho deciso
e che diserterò.

Ho avuto solo guai
da quando sono nato
e i figli che ho allevato
han pianto insieme a me.
Ma mamma e mio papà
ormai son sotto terra
e a loro della guerra
non gliene fregherà.
Quand'ero in prigionia
qualcuno m'ha rubato
mia moglie e il mio passato,
la mia migliore età.
Domani mi alzerò
e chiuderò la porta
sulla stagione morta
e mi incamminerò.

Vivrò di carità
sulle strade di Spagna,
di Francia e di Bretagna
e a tutti griderò
di non partire piú
e di non obbedire
per andare a morire
per non importa chi.
Per cui se servirà
del sangue ad ogni costo,
andate a dare il vostro,
se vi divertirà.
E dica pure ai suoi,
se vengono a cercarmi,
che possono spararmi,
io armi non ne ho."

Il DISERTORE, Ivano Fossati (Trad. Boris Vian)

...Sacra & Pura Follia!!!

venerdì 1 dicembre 2006

Mostri sotto al letto


Sarà che questa nebbia mi nasconde l’orizzonte 
Sarà che un po’ più in là, sono convinto: non c’è niente
Sarà il fumo negli occhi,
Sarà il male di te,
Sarà che non mi va di cercare risposte che soffiano 
in un vento che non c’è.
Sarà che basta crederci e poi va tutto meglio
Sarà che preoccuparsi troppo è sempre un grosso sbaglio
Sarà che forse sono daltonico, 
ma devo dire che questo cielo,
invece di essere sempre più blu,
a me sembra sempre più nero
Sarà che le ragazze con cui esco hanno tutte i mostri sotto il letto
le ragazze con cui esco                        
hanno sempre un incubo nel cassetto
Sarà che, in fondo, dentro questa nebbia ci sto bene
Sarà che questo pessimismo, troppo spesso, mi conviene
Saranno gli occhiali da sole,
Sarà l’umidità
Sarà che se canti la vie en rose
io ci vedo la mort en noir
Sarà che le ragazze con cui esco hanno tutte i mostri sotto il letto
le ragazze con cui esco
hanno sempre un incubo nel cassetto
le ragazze con cui esco hanno tutte
i mostri sotto il letto
le voci nella testa e fanno il nido in mezzo alla tempesta
Sarà che hanno spesso
qualcosa che non va
Sarà che non l’ho mai cercata
la felicità
Sarà che le ragazze con cui esco hanno tutte i mostri sotto il letto
le ragazze con cui esco 
hanno sempre u n incubo 
nel cassetto!

Giorgio Canali & i Rossofuoco



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...Sacra & Pura Follia!!!