lunedì 6 novembre 2006

C'era una volta - cap.III

Quanto tempo sprecato... già, quanto tempo aveva gettato al vento ascoltando quei vecchi e barbosissimi professori! Ore ed ore passate in aula ad ascoltare i prof, quando era circondata da persone da scoprire. Quel ragazzo un po timido e stramboccio sarebbe stato il primo.
    Portava scarpe da tennis ormai consumate dal tempo, delle ADIDAS nere, un paio di jeans scoloriti, larghi e portati ad altezza giusta in maniera da coprire ciò che c'era da coprire, un maglietta nera con disegnato sopra un buffo clown. Era bassottino, un po robusto, "sono un buongustaio" diceva la pancia, con una carnagione scura, quasi mulata. Capelli lunghi fino a metà schiena, di un bel castano chiaro, ben curati e lisci. Gli occhiali sul viso focalizzavano l'attenzione di chi lo guardava sui suoi occhi: ambrati, belli e rarissimi, forse "sprecati su un tipo così" si sarebbe detto. Il viso tondo, appena rasato, faceva da cornice ad una bocca perennemente sorridente, piccola ma pronta ad aprirsi al momento giusto. Le mani; lunghe e affusolate, come poche ne aveva visto! Splendide.
Fondamentalmente non era un granché, anzi era abbastanza bruttino, ma c'era qualcosa che l'attirava!
    Ancora una volta si fece qualche domanda sul perchè del suo studio. Come mai lo stava osservando. Cosa c'era di nascosto in quel ragazzo, il cui nome le sfuggiva, che le stava così vicino. Perchè quell'imbarazzo nell'aria. Non capiva. Non riusciva proprio a spiegarselo. C'era un qualcosa che l'attraeva, non era semplice curiosità, ma qualcosa in più.
Senza arrivare ad una conclusione provò a concentrare la sua attenzione su qualcun altro. Fece una breve panoramica di chi le stava vicino. Quella stronza era proprio davanti a lei. Ovviamente era affiancata dalle altre tre oche e dai loro amici trendy. Che schifo. Continuò a guardarsi attorno. Ecco, quei 2 ragazzi li conosceva, ci aveva parlato una o due volte e sembravano in gamba. Girò ancora la testa. Guarda un po anche loro son di nuovo a lezione. Tante facce, ma nessuna davvero interessante da studiare in quel momento!
    Il ticchettio al suo fianco riprese. Nuovamente nervoso il ragazzo! Forse il professore aveva spiegato un qualche passaggio particolarmente difficile che lei s'era persa. Poco importava, era troppo concentrata nelle sua lezione di "antropologia universitaria" per farsi distrarre da certe quisquiglie. Oh forse no... il professore non aveva spiegato nessun passaggio, aveva solo concesso 10 minuti di pausa. Era così assorta nei suoi studi che non se n'era resa conto. Forse il ragazzo aveva deciso di attirare la sua attenzione per farglielo notare. Che carino. Premuroso forse; forse era una sua caratteristica, magari era un ragazzo alla mano. O magari era solo un banale modo per spostare nuovamente l'attenzione di lei verso di lui. Chissà?
    Si alzò, prese un lettore mp3 che teneva in tasca e andò fuori con un pacchetto di sigarette nell'altra mano. Lei lo seguì con lo sguardo. Poteva esser l'occasione giusta per attaccar bottone. Poteva alzarsi, seguirlo, chiedergli se aveva da accendere, e il gioco era fatto. Da li avrebbe avuto la strada spianata. Si era la cosa migliore da fare... ma non lo fece. Restò seduta e decise di osservarlo. Voleva studiarlo in un momento di relax. Fortunatamente si era seduto sul muretto proprio davanti alla porta. Lui non lo sapeva ma in quel momento veniva sottoposto ad un attento controllo.
    Erica lo osservò molto attentamente, pronta a non perdere neanche il minimo movimento.
Per prima cosa, accese il lettore, pigiò sui tasti alla ricerca di una canzone. Fece un sorriso soddisfatto e si mise gli auricolari. Riprese le sigarette che aveva poggiato sul muro, tirò fuori una scatola di fiammiferi e ne accese una. Un tipo all'antica, ormai più nessuno usava i cerini. Iniziò a guardarsi in torno, cercava qualcuno. Poi scosse la testa un po deluso. Batteva un piede a ritmo, con la mano sinistra teneva la sigaretta, mentre la destra viaggiava avanti e in dietro sul cemento, come un piccolo ragno in preda al panico! Era un movimento veloce e ipnotico. Quelle mani erano davvero irresistibili. Notò che ogni tanto gettava lo sguardo anche nella sua direzione. Lei faceva finta di niente, come se non se ne accorgesse.
    Il professore rientrò in aula. Soffiò sul microfono e la slegò da quei minuti ipnotici. La folla rientrò, sembravano tante piccole formiche impaurite. Lui riprese posizione di fianco a lei. Aprì il quaderno, per 2 ore era rimasto chiuso, che si rivelò essere, non un quaderno di appunti, ma un quaderno pentagrammato. Una marea di segnetti scuri si rincorrevano lungo le righe. Su e giù, su e giu, come un mare in tempesta. Fece scorrere le pagine. Lei guardò attentamente quei fogli, ma non riuscì a cogliere neppure un titolo. Il professore riprese a parlare, e con lui riprese il ticchettio.
    Finalmente le era tutto più chiaro! Ecco il perché dell’ipnotica velocità di quelle mani, ecco cosa l’attirava in quel ragazzo. L’attrazione nascosta era finalmente venuta a galla. Era un pianista.
    Non sapeva come l’aveva capito, ma c’era qualcosa in quel ragazzo che trasudava bellezza, fascino. Ed era proprio questo!
  Era finita... tutto era andato come lei aveva previsto, ma non come avrebbe voluto!
La tristezza aveva avvolto il suo animo; come un lenzuolo leggero era calata su di lei e l'aveva ricoperta, imprigionata forse, sicuramente per mesi era divenuta parte di lei. Per mesi si era tirata dietro questa sensazione, ma finalmente stava passando. Lui forse non aveva capito... non aveva capito che era necessario che si lasciassero e che forse era l'unico modo per poter riallacciare il loro rapporto un giorno. Lei poteva solo aspettare che anche lui se ne rendesse conto!
    Si trovava a lezione, in un enorme aula stracolma di persone, poche sedute, la maggior parte in piedi. Aveva trovato un posto per pura fortuna, ma della lezione che stava per iniziare non le sarebbe rimasto niente, o poco meno di nulla. Il professore fece spegnere le luci. Sembrò che tutti gli enormi lampadari avessero iniziato a produrre buio invece che luce, tutti tranne uno. Già perchè uno solo non si era spento del tutto, anzi oltre a produrre una fastidiosa soffusa e lampeggiante luce violacea, aveva deciso di accompagnarla con un terrbile e snervante ronzio. Ovviamente quel lampadario si trovava sopra la testa di Erica. Che sensazione terribile! Non solo quel rumore era altamente fastidioso, ma riusciva ad essere inquietante, dava la stessa impressione di un vecchio lampadario di qualche fabbrica abbandonata, pronto a regalare i suoi ultimi attimi di luce al mondo prima di cascare in terra, sempre che fosse riuscito a schivare la testa di Erica, e frantumarsi in 1000 pezzi!
    Questa situazione non era certamente tra le più adatte per seguire un docente. Se voi a questo, aggiungete il terribile disagio provocato dalla conoscenza di pochissime persone in aula, ovviamente tutte sedute molto distanti da lei, e il fatto che il proprio vicino stesse manifestando una forma di molesto imbarazzo, probabilmente molto simile alla sua, allora capite perchè di quella lezione dopo tre ore non le sarebbe rimasto nulla!
    Conosceva il ragazzo che stava di fianco a lei, era già capitato di sedersi vicini, oltrettutto era un'amico di una sua collega, per cui poteva dire di conoscerlo, almeno di vista. Ci ripensò un po su... forse ne conosceva anche il nome, ma no le venne in mente. Si sentiva strana, non sapeva cosa fare, cosa dire, anzi non sapeva se fare o dire qualcosa di particolare. La cosa migliore, probabilmente, era stare zitti. Era ovvio. Certo non c'era altro da fare. Certamente... 
...certamente provava uno strano disappunto, una sorta di fastidioso prurito che le diceva di fare qualcosa, magari di parlare, ma non riusciva a trovare il modo per attaccare bottone. Non era una cosa necessaria, ma le avrebbe fatto piacere, forse era il caso che si sciogliesse almeno un po. Se almeno a lezione non coglieva l'occasione per chiacchierare un po, quando mai l'avrebbe potuto fare. Si parlare con gli amici è bello, gradevole, spesos liberatorio, ma fare due chiacchiere con un mezzo conosciuto non è male di tanto in tanto! Anzi spesso si rischia di trovare sorprese inaspettate. 
    Purtroppo non le venne in mente nulla così cercò di seguire la lezione. Impossibile. Dalla sua destra provenivano ogni tanto dei rumori, sospiri, apri e chiudi di penna, mezze parole dette a labbra serrate, tutti elementi che le rendevano impossibile dimenticare la presenza che le stava vicino. Che fare?
    Perchè non trovava qualcosa da dire? Suvvia, stavano seguendo una lezione noiosissima e difficilissima e lei non trovava le parole adatte; sarebbe bastato un "...che Palle!!!" detto a mezza voce per interlacciare un rapporto. Invece ci fu solo il nulla per tutta la prima ora. Durante la seconda ora si rese conto che i rumori continuavano, anzi erano aumentati. Incredibile non poteva essere così molesto. Capiva che anche lui cercasse un modo per attirar la sua attenzione, ma così era troppo, l'unico effetto che otteneva era quello di far passare anche a lei la voglia di parlare. Certi ragazzi proprio non capiscono come attrarre a se una persona, come avvicinarla, ecco perchè poi quando voglion rimorchiare diventano così goffi! Ci son cose dei ragazzi che non capirà mai e poi mai, che esseri strani, troppo diversi da lei, ma anche da tutte le altre ragazze!
    Osservò la sua penna: andava su e giu, con il suo rumorino ritmato click-clack, click-clack. Le scappò un "Grossi" detto sottovoce, poi fece un sospiro... ragionò.
Stava facendo le stesse cose che faceva lui... Era per questo i suoni erano aumentati. Provavano lo stesso imbarazzo, ecco perchè c'era più brusio di prima! Sorrise, e si rese conto che aveva pensato una serie di scemenze poco prima, una dopo l'altra. Non erano così diversi. Tutt'altro erano profondamente uguali. 
    Decise di ascoltare più profondamente quei rumori, e lo fece con una concentrazione tale che se l'avesse dedicata al prof si sarebbe potuta aspettare solo una 30 in quell'esame. Ogni tanto gettava uno sguardo nella sua direzione, provava a sbirciarne il quaderno, si sentiva un po strana! In questo attacco di stupidità le venne in mente "T.V.U.M.D.B. " degli Elio e le Storie Tese. Descriveva un incontro fulmineo tra un ragazzo ed una ragazza, un amore che nasce e muore su un bancone di un bar, ovviamente il tutto colorato da una situazione a da discorsi non proprio aristotelici. Rise da sola. Si sentì osservata. Rise di più. Poi sorrise. Le venne voglia di ascoltarla.
    Mise una delle cuffie del lettore e salutò la lezione un'ora prima. Rimase in aula.
Riprese a pensare al ragazzo seduto di fianco a lei...

...continua...

...Sacra & Pura Follia!!!

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